

A chi conviene il superbonus per la riqualificazione energetica delle abitazioni? A chi ha così l’opportunità di ristrutturare casa, ovvio. Ma a leggere dati diffusi nei giorni scorsi si ha la giusta percezione di quanto la misura possa essere intesa anche come un provvedimento che crea vantaggi a un sistema più ampio. È bene prenderne coscienza quando il superbonus si trova di fatto nella fase finale della sua esistenza, per riflettere sull’opportunità e le strategie migliori per rilanciarlo.
Stando alle rilevazioni del Consiglio nazionale degli ingegneri la spesa di 21 miliardi nel primo semestre del 2022 ha generato circa il doppio in termini di investimenti, e un gettito fiscale complessivo di 7,7 miliardi. Nello stesso periodo circa la metà del valore complessivo degli interventi ha riguardato complessi condominiali, smentendo così la vulgata che si tratterebbe di una misura che finisce per incanalarsi sulle abitazioni unifamiliari.
Credo che occorra ripartire da questo insieme di evidenze per proporre in futuro un ripensamento della misura che non sia tarato esclusivamente sul progressivo abbassamento della quota di detrazione ma tenga invece conto di altri fattori per così dire qualitativi. Ferme restando le necessità di controllo preventivo delle frodi e di assicurazione di fluidità del mercato del credito, che consenta alle imprese di non pagare duramente le eventuali inefficienze, ritengo che la strada da intraprendere sia duplice. Da un lato favorire l’accesso alle agevolazioni in modo inversamente proporzionale rispetto al reddito dei proprietari: è una necessità emersa negli ultimi mesi quella di contenere i costi delle bollette, e un superbonus “sociale” potrebbe costituire nel medio termine un utile strumento per contrastare la povertà energetica, un rischio che corre un numero crescente di famiglie. In secondo luogo credo che il superbonus debba operare più e meglio sulle scale più grandi, quindi si potrebbero prevedere dei requisiti che ne permettano o facilitino l’attivazione all’incremento delle proporzioni dell’intervento così da diventare, di fatto, un possibile mezzo per la riqualificazione delle città, a cominciare dal comparto pubblico.
Sono due possibili correttivi, o miglioramenti, anche per porre rimedio a una pecca che è emersa specialmente nella prima parte di vita del superbonus, quando è apparso e si è configurato, per una serie di ragioni, anche sociali, come una misura maggiormente alla portata delle classi più elevate.
Source: huffingtonpost.it
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