

“Inutile negare che l’Ecobonus al 110% ma anche il bonus facciate al 90%, e tutti gli altri siano stati strategici sia per garantire al settore un po’ di forza per continuare ad esistere nel pieno della crisi ed ora per agganciare una crescita le cui prime avvisaglie si registravano già a partire del 2018” ha detto Ghiotti
PADOVA. «Gli incentivi hanno fatto bene al nostro settore ma ci vuole una politica industriale di medio periodo per fare dell’edilizia quel motore dell’innovazione green che permetterà al Paese di essere più bello e più sostenibile».
A dirlo il presidente di Ance Veneto Paolo Ghiotti, imprenditore di quarta generazione e punto di riferimento per un settore che dopo 10 anni di crisi profonda vedrà il 2021 chiudersi con una crescita dei fatturati intorno al +54% medio.
Ghiotti, che ruolo hanno avuto gli incentivi in questo trend di crescita?
«È inutile negare che l’Ecobonus al 110% ma anche il bonus facciate al 90%, e tutti gli altri siano stati strategici sia per garantire al settore un po’ di forza per continuare ad esistere nel pieno della crisi ed ora per agganciare una crescita le cui prime avvisaglie si registravano già a partire del 2018. Dopo 10 anni, quelli tra il 2008 e il 2018, in cui abbiamo perso circa la metà delle imprese e il 40% degli addetti, il settore è cambiato. La selezione tra imprese solide e imprese meno robuste è già stata fatta e l’attenzione alle nuove tecnologie, ai materiali innovativi e a modelli di business che vadano incontro ad un mondo che cambia, anche nelle esigenze dell’abitare, è più forte che mai».
L’Ecobonus ha fatto nascere in tutto il Paese circa 11 mila nuove imprese, un segnale positivo?
«Per la verità il segnale è in parte una fonte di preoccupazione per chi, come noi, il mestiere dell’edilizia lo fa da molti decenni: in effetti tante di queste nuove imprese nascono con l’Ecobonus, addirittura per eseguire singoli lavori. Un fatto che non è propriamente una garanzia di qualità e serietà. Fa riflettere poi che per fare un caffè al bar ci vuole un percorso di formazione mentre per fare un mestiere difficile e complesso come il nostro basta presentarsi in Camera di Commercio e aprire una Partita Iva».
Temete l’esplosione di una bolla con la fine degli incentivi dell’Ecobonus?
«A prescindere da quelle imprese nate in questo periodo per fini meramente speculativi in effetti sono piuttosto fiducioso. Il solo Pnrr prevede la spesa di 107 miliardi di euro a cui se ne aggiungono un’altra trentina per infrastrutture e opere di edilizia pubblica. Ma non solo: l’Unione Europa sta annunciando nuove norme e stringenti attorno al sistema casa, imponendo un processo di riqualificazione forse anche troppo drastico».
Si riferisce alla nuova direttiva Ue sulla riqualificazione energetica degli edifici?
«Sì. Anche se portare tutto il patrimonio edilizio dell’Italia in classe F entro il 2030 e in classe E entro il 2033 è una bella sfida. Forse anche eccessiva per un Paese dove circa 1 casa su 2 ha oltre 40 anni di età ed è più inquinante di un’auto a gasolio euro 1 accesa 24 ore su 24».
Addirittura così inquinante?
«Beh sì: le case italiane attualmente emettono il 24% della Co2 e sono responsabili del 61% delle polveri sottili prodotte. Le automobili sono molto meno impattanti. Ecco perché il senso della norma è corretto, anche se difficilmente raggiungibile a meno di una politica di incentivi di medio periodo molto stabile e molto seria».
Al di là delle polemiche fatte in passato, la legge sull’Ecobonus è stata utile in questo senso?
«Senza dubbio, anche se le continue incertezze normative, i tempi per l’attivazione della macchina operativa e l’effetto sui costi delle materie prime ha messo i bastoni tra le ruote ad un percorso virtuoso».
Cosa suggerite quindi?
«Vorremmo un piano di incentivi, magari anche inferiore in termini percentuali, ma stabile nel tempo».
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