
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Nelle scorse settimane la redazione di Lavori Pubblici ha
pubblicato alcuni approfondimenti in tema di
procedure sottosoglia. Siamo giunti alla terza disamina della
rubrica in parola, stavolta dedicata alla “motivazione
dell’affidamento diretto”.
A ben guardare, si tratta di un argomento spesso sottovalutato o
comunque frainteso, sovente ritenuto superfluo alla luce delle
semplificazioni che connotato l’istituto dell’affidamento senza
gara. Invero, è il legislatore stesso ad aver previsto un obbligo
di motivazione, non tanto riferito alle ragioni per cui si è scelto
di procedere con un affidamento diretto (tali ragioni sono
intrinsecamente legate al tenore letterale del dato normativo,
laddove l’uso dell’indicativo presente starebbe ad indicare un
obbligo; ma non mancano posizioni di segno contrario sia in
dottrina che in giurisprudenza), bensì alle ragioni che hanno
spinto la Stazione Appaltante, ovvero il RUP ad individuare proprio
quell’operatore economico e perché/ come tale scelta sia conforme
all’interesse pubblico perseguito.
La decisione a contrarre
L’art 17, c. 2,
D.Lgs. n. 36/2023
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