

“Nulla sarà come prima. La mutazione criminale non scomparirà con la pandemia, anzi: potrebbe diventare il nuovo modello delle mafie in affari, sempre più inserito nell’economia ferita dal virus.”
E’ questo uno passaggi che meglio riassume il senso del Report edito dall’associazione Libera dal titolo “La tempesta perfetta 2022. La variante Criminalità”.
Da più parti si sono levati in questi mesi gli appelli ai controlli ma soprattutto alle denunce, uniche cose davvero utili per arginare il pericolo che la criminalità, che si voglia definire organizzata o meno, allunghi i suoi tentacoli sulle risorse finanziarie stanziate per la ripresa economica post – covid. Ma i numeri, letti in percentuale ed in valore assoluto fanno davvero impressione.
Il business del food per riciclare soldi sporchi
La catena della Ristomafia s.p.a è la “lavanderia Italia”. Per la società delle mafie, ripulire i “soldi sporchi” dentro lavatrici legali e istituzionalizzate è la prima ragione sociale. Ed ecco che i boss ti servono il denaro sporco direttamente a tavola. Così, mentre beviamo e gustiamo i piatti tipici della tradizione italiana, quei soldi si ripuliscono. Escono dall’ombra, prendono forma e diventano affari. Con l’aiuto di broker, intermediari o professionisti. Sono loro quella “zona grigia” senza la quale i boss non potrebbero accendere i motori della “lavanderia Italia”. E più che di infiltrazioni ormai parliamo di una vera infezione. “Un locale – si legge nel report – è attrattivo per la criminalità perché consente il riciclaggio grazie alla movimentazione del denaro e il controllo del territorio soprattutto nelle realtà periferiche”. Nel campo della ristorazione sono 257 le società diventate a rischio di default a causa del Covid, in base al Cerved Group Score valori assoluti e in percentuale rispetto a quelle attive nella regione
Riciclaggio pandemico in cifre e reati informatici
L’analisi dei dati rileva poi un boom di delitti informatici durante il biennio della pandemia (+38%) con 14 regioni in zona rossa. Primato alla Basilicata (+83%), seguita da Sardegna (+63%) e Campania (56%). Tre le regioni in zona arancione (Veneto, Trentino Alto Adige e Piemonte), due in giallo (Liguria e Marche) e una in zona bianca (Molise). L’incremento nel 2021 è pari all’11% rispetto al 2020. In Calabria le truffe informatiche sono state 14436.
Il business criminale dei superbonus
Le truffe – secondo gli inquirenti – sono avvenute in tutta Italia: Abruzzo, Calabria, Campania, Friuli, Lazio, Lombardia, Piemonte e Veneto. Per i finanzieri gli indagati agivano secondo uno schema ben preciso. Una rete di promotori in tutta Italia proponeva di eseguire i lavori promettendo ai clienti di non dover pagare nulla, successivamente alla firma i referenti scomparivano senza avere più alcun contatto con i propri committenti e i lavori non venivano mai eseguiti. Il sistema partiva dall’attività dei procacciatori, che si proponevano ai privati. Per i finanzieri gli indagati, sparsi in tutta Italia, agivano secondo uno schema ben preciso. Una rete di promotori proponeva di eseguire i lavori promettendo ai clienti di non dover pagare nulla, successivamente alla firma i referenti scomparivano senza avere più alcun contatto con i propri committenti e i lavori non venivano mai eseguiti Facevano stipulare loro dei contratti di appalto con la cessione del credito; il privato dunque non avrebbe dovuto sborsare nulla per la realizzazione di lavori da centinaia di migliaia di euro, ma avrebbe ceduto all’azienda il credito derivante dal beneficio fiscale. Solo che, secondo quanto ricostruito dalla Finanza e quanto raccontato nelle decine di denunce presentate, una volta ottenuta la documentazione necessaria ad avviare le pratiche – o parte di essa – il Consorzio spariva. Nessun cantiere aperto, solo in qualche caso veniva montata l’impalcatura. Ma di cappotti, fotovoltaico e infissi nuovi, nemmeno l’ombra.
Source: catanzaroinforma.it
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