

Quattro correttivi importanti nei primi 5 mesi del 2022 hanno
stravolto la filosofia stessa con cui era stato messo a punto il
meccanismo delle opzioni alternative alla detrazione fiscale
(sconto in fattura e cessione del credito).
Gli effetti delle modifiche alla cessione del credito
Da gennaio 2022 l’articolo 121 del Decreto Legge n. 34/2020
(Decreto Rilancio) è stato
modificato 5 volte:
- a fine gennaio 2022, con il D.L. n. 4/2022 è stata eliminata la
cessione infinita prevedendo una prima cessione libera + una sola a
banche e intermediari finanziari, senza ulteriori cessioni; - a fine febbraio 2022, con il D.L. n. 13/2022 è stata aggiunta
la possibilità, oltre la prima cessione libera, di due ulteriori
cessioni a banche e intermediari finanziari senza ulteriori
cessioni; - a fine marzo 2022, con la legge di conversione del D.L. n.
4/2022 si sono rimessi i contenuti del D.L. n. 13/2022, abrogando
quest’ultimo; - a fine aprile 2022, con la legge di conversione del D.L. n.
17/2022, è stata prevista la possibilità per le banche che dopo le
due cessioni avessero esaurito il plafond disponibile, di
effettuare una quarta cessione ai propri correntisti; - a maggio 2022, con il D.L. n. 50/2022 è stata data la
possibilità alle banche di cedere il credito in favore dei clienti
professionali privati che abbiano stipulato un contratto di conto
corrente con la banca stessa, ovvero con la banca capogruppo, senza
facoltà di ulteriore cessione.
L’effetto principale di queste modifiche è stato il blocco da
parte dell’acquisto dei crediti da parte dei principali player
(Poste e CDP su tutti) e la progressiva riduzione da parte di altri
(molte banche hanno deciso di non acquistare più crediti indiretti
frutto di sconto in fattura).
Cosa è successo lo ha detto chiaramente il Ministero
dell’Economia in risposta all’interrogazione n. 3-03236 presentata
al Senato da Emiliano Fenu (M5S).
L’interrogazione al Senato
L’interrogazione, dopo aver ricordato i contenuti dell’art. 121
del Decreto Rilancio e il funzionamento della “Piattaforma cessione
crediti” dell’Agenzia delle Entrate, ha chiesto di sapere quale sia
l’esatto ammontare, distinti per annualità e tipologia di bonus,
dei crediti di imposta da bonus edilizi ceduti dai contribuenti e
non ancora accettati dai cessionari dopo 30 giorni.
La risposta del Ministero si è fatta attendere qualche giorno
(ha risposto il Sottosegretario all’Economia e delle Finanze, Maria
Cecilia Guerra) ma ha illustrato dei dati allarmanti per il
comparto delle costruzioni: il totale complessivo dei crediti
presenti in piattaforma e non ancora accettati da oltre 30 giorni è
pari a 5,396 miliardi di euro, di cui:
- circa 3,684 miliardi fanno capo agli interventi che accedono al
Superbonus 110%; - circa 1,491 miliardi sono riferiti agli altri bonus
edilizi.
Numeri che neanche provano a nascondere il vortice in cui si sta
trovando il mondo dell’edilizia vittima dello sconto che ha
generato ricchezza teorica e sta affogando imprese, fornitori e
professionisti alla disperata ricerca di soggetti che possano
acquistare questi crediti. Situazione che si potrebbero sbloccare
dopo l’ultima modifica arrivata dal D.L. n. 50/2022 e che ha già
prodotto le
prime offerte da parte di alcune banche che proporrebbero
l’acquisto di crediti indiretti sul cassetto fiscale delle imprese,
ad un valore di 96 euro per ogni 110 euro di credito maturato.
Source: lavoripubblici.it
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