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Superbonus, Abi: da stop alla cessioni dei crediti impatti sulle banche – Il Sole 24 ORE

2′ di lettura

Gli impatti che derivano dalla norma che inibisce le cessioni dei crediti «si riflettono sia nel breve che nel lungo termine» sulle attività delle banche. Lo ha detto Giovanni Sabatini, direttore generale dell’Abi, in audizione davanti alla commissione Bilancio al Senato sul Dl sostegni ter. «Nel breve termine – ha spiegato – per i contratti già stipulati ma in relazione ai quali non è ancora stata esercitata telematicamente l’opzione, il rischio è che la banca cessionaria che non abbia sufficiente capienza fiscale per l’anno in corso non riesca a perfezionare l’ulteriore cessione entro il prossimo 16 febbraio, con conseguente perdita economica».

Rischio per operazioni già poste in essere

Tale rischio «è ancora maggiore per i contratti che riguardano principalmente le cessioni basate su Sal certificati, soprattutto nel caso in cui l’ultimo Sal non si chiuda prima del 16 febbraio. Nel lungo termine, invece, l’operatività risulterà sicuramente più ridotta – ha illustrato Sabatini – considerato che la banca cessionaria, in prossimità dell’esaurimento del plafond annuale di imposte compensabili o qualora esso venisse rivisto in corso d’anno, non potrà più accettare nuovi crediti, con conseguente notevole riduzione dei benefici per l’economia reale e di crescita esponenziale del rischio di crisi di liquidità per molte imprese». Secondo Sabatini, «pur comprendendo le finalità di prevenzione delle frodi, le previsioni» contenute nella norma «hanno determinato una interruzione del positivo effetto registrato negli ultimi due anni e hanno generato incertezza per i contratti di cessione già stipulati: nonostante la previsione di un periodo transitorio, la norma – ha ribadito – rischia di mettere in discussione le operazioni già poste in essere e di modificare rapporti e impegni contrattuali già assunti».

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Province: serve fondo specifico su caro bolletta

Rifinanziare il fondo Covid per Province, Comuni e Città metropolitane, istituire un fondo specifico per azzerare gli effetti del caro bolletta sui bilanci degli enti locali e un fondo per sostenere le Province in predissesto. Queste le principali richieste che il presidente dell’Upi Michele de Pascale, ha presentato in audizione alla commissione Bilancio del Senato sul decreto Sostegni ter. «Un provvedimento necessario – ha aggiunto il presidente Upi – che tuttavia non interviene in misura sufficiente a favore degli Enti locali, Province e Comuni, i cui bilanci stanno subendo pesanti ripercussioni sia rispetto alle entrate, in continua diminuzione, sia rispetto alle spese, a causa dei rincari dei costi di energia, gas e materie prime. Il caro bollette, che in media è del 40% – ha aggiunto – impatta sui costi energetici e del riscaldamento degli oltre 7.100 edifici delle scuole secondarie superiori, delle palestre e degli impianti sportivi aperti anche fuori dall’orario scolastico, gestiti da Province e Città metropolitane. Per questo si tratta di destinare a Province e Città metropolitane almeno 80 milioni a fronte di una spesa media attuale per riscaldamento ed energia di 200 milioni».

Source: ilsole24ore.com

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