

“Mettere in discussione oggi la qualificazione obbligatoria per i lavori finanziati dai bonus edilizi paventando ipotetici fallimenti, come riportato dalla stampa in questi giorni, è oltremodo anacronistico quando si sono scoperte truffe per svariati miliardi di euro e dove le imprese strutturate o qualificate erano meno del 5%”. Per Roberto Contessi, presidente di Ance Fvg, la soluzione “non è opporsi alla norma che ha trasferito sull’edilizia privata la qualificazione oggi vigente solo per i lavori pubblici ma creare una divisione netta tra le aziende che hanno un curriculum, piccole o grandi che siano, ovvero una storicità riconosciuta dal mercato dalle aziende nate ad hoc per cogliere le opportunità dei bonus”.
“E la scelta di prevedere dal primo gennaio 2023 che per beneficiare dei bonus per lavori sopra i 516mila euro ci si dovrà rivolgere a imprese con la certificazione Soa rappresenta un primo ma importante passo”, continua Contessi, “per garantire trasparenza e professionalità a un mercato che deve assicurare standard di sicurezza e di qualità, ma anche arginare frodi e abusi e, soprattutto, allinearsi con tutti gli altri Paesi europei dove, per operare nel privato o nel pubblico, servono le medesime caratteristiche organizzative, strutturali e finanziarie e dove un subappaltatore non potrà mai far l’appaltatore per ovvi motivi di dimensione e organizzazione aziendale”.
L’appello di Roberto Contessi, rivolto ai parlamentari della Regione, di non tornare indietro è forte e chiaro e si ricollega alla richiesta della Presidente di Ance Federica Brancaccio che ha chiesto al Governo la costituzione di un tavolo per fronteggiare l’aggravarsi dell’emergenza dei bonus edili. “Una situazione preoccupante – continua Contessi – che, al di là dei problemi della cessione dei crediti, non può più tollerare la presenza di imprese non certificate Soa”.
“Una decisione arrivata, comunque, troppo tardi ma oggi più che mai necessaria per contrastare il far west creatosi con gli incentivi. A gennaio 2022 risultavano 11.563 imprese neonate nel settore edile con la sola iscrizione alla Cciaa, di cui il 61% del tutto nuove al comparto delle costruzioni. In un mercato dove si sono affiancati a soggetti strutturati soggetti estremamente polverizzati, senza alcuna attestazione di affidabilità tecnica e di organizzazione degna di un’impresa, serviva introdurre una misura per estendere ai lavori privati, e ricordiamo finanziati con soldi pubblici, le stesse regole che funzionano bene per gli appalti pubblici”.
“Ed è bene sottolineare che qualunque impresa seria è in grado di ottenere la qualificazione Soa e non deve essere minimamente preoccupata dall’indirizzo preso dal legislatore”, conclude Contessi.
Source: ilfriuli.it
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